Il mese nero della Ferrari

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Binotto Ferrari

Quello appena terminato non passerà alla storia come uno dei mesi più prolifici per la scuderia Ferrari. Anzi, a ben guardare, è forse uno dei peggiori, tra sconfitte in pista e batoste nelle famose stanze dei bottoni dove si misura il potere politico di un team di F1.In un giugno infuocato, non solo per le temperature, nel mondo della F1 ne sono successe di tutti i colori, tra mille polemiche che hanno avuto il risultato di far uscire Maranello con le ossa rotte.

Un mese veramente orribile

A dir la verità, giugno era partito come meglio non si poteva sperare in casa Ferrari: a Montreal, circuito con caratteristiche favorevoli alla SF90, Sebastian Vettel ottiene una grande Pole Position distaccando il leader del mondiale Hamilton di 2 decimi. Lo stesso Charles Leclerc, se non avesse sbagliato l’ultimo tentativo del Q3, sarebbe stato in lotta per la prima fila.Per Seb le cose si mettono veramente bene: partenza e strategia perfette e gara sempre al comando, anche se Lewis Hamilton è una presenza fissa nei suoi specchietti; presenza che attendeva soltanto il momento giusto per attaccare.Al 48º giro l’episodio che cambierà la gara: Vettel perde il controllo della vettura e finisce lungo in curva 3 e, dopo l’escursione nell’erba, rientra in pista tagliando la strada ad Hamilton per poi mantenere la posizione.I commissari aprono subito un’investigazione e, dopo appena 12 minuti, scelgono di penalizzare il pilota tedesco con 5” da aggiungere al tempo totale di gara per essere rientrato in modo pericoloso,  forzando l’avversario fuori dalla pista.
Vettel taglia il traguardo al primo posto ma, in virtù della penalità, dovrà cedere malvolentieri la vittoria all’inglese della Mercedes, mostrando a tutti il suo malcontento prima andando a piedi verso il motorhome Ferrari e poi scambiando i cartelli con i numeri in parco chiuso.Binotto annuncia fin dal post gara canadese che Ferrari farà ricorso, ma poi ci ripensa e preferisce intraprendere la strada del diritto di revisione che permette di avere fino a 14 giorni di tempo  per raccogliere e presentare nuove prove sull’innocenza del numero 5.E qui arriva la prima (e anche scontata) sconfitta politica: infatti la Fia decide di fare revisionare il caso ai stessi commissari del Canada nel venerdì del Gp di Francia, tra FP1 e FP2.Mekies, in conferenza stampa, parla di prove schiacciati Ma, nella realtà dei fatti, queste evidenze erano già a conoscenza dei commissari. Inoltre, alcuni elementi probanti erano del tutto inattendibili come, ad esempio, l’analisi di Karun Chandock fatta a Sky Sport F1 UK e messa dai legali di Maranello nel faldone probatorio.Ovviamente il risultato di ciò non può che essere il rifiuto del ricorso con conseguente ufficialità della vittoria di Hamilton nel Gp canadese.

Ne frattempo, sulla pista Francese, la SF90 è ben lontana dalle straordinarie Mercedes. I tecnici di Maranello sfruttano l’appuntamento del Paul Ricard più come test che come weekend di gara, avendo anche qui notizie non belle visto che non tutte le novità portate dalla scuderia sembrano funzionare come previsto in fabbrica. Si decide, quindi, di rinviare ogni giudizio al successivo weekend al Red Bull Ring.
Mentre i vari team si stanno trasferendo dalla Francia all’Austria esplode la polemica della “Formula Noia” e del troppo dominio Mercedes che uccide la F1. Sul banco degli imputati finisco le gommePirelli versione 2019 che secondo alcuni team favoriscono involontariamente la Mercedes che è stata fin da subito in grado di capire come far rendere gli pneumatici.I più attivi su questo “fronte accusatorio” sono Ferrari e Red Bull che hanno chiesto alla casa italiana di ritornare al prodotto utilizzato lo scorso anno. Cosa che, in caso di accettazione del ricorso, sarebbe accaduto dal Gran Premio del Belgio.I 10 team presenti al mondiale sono stati chiamati a votare su questo cambiamento nella mattinata del venerdì austriaco. Ma per far sì che si ritornasse alle Pirelli versione 2018 sarebbe servito che almeno il 70% dei votanti fosse a favore di questa riforma. Il risultato finale è però stato di un 5-5 che porta a confermare le gomme attuali. Di fatto una grande vittoria per Mercedes con Ferrari che ne esce nuovamente perdente.

Archiviata la parentesi politica e tornando alla cronaca sportiva, si va in Austria su una pista che torna ad essere nuovamente favorevole alla Rossa. Tant’è che è la SF90 è competitiva fin dalla prima sessione, mentre la Mercedes è subito in difficoltà sia sull’assetto che per quanto riguarda l’affidabilità.Questa sensazione si conferma anche in qualifica, con Leclerc che centra la sua seconda pole della carriera. Ma Ferrari manca l’intera prima fila (ampiamente alla portata visto anche la successiva penalità di Hamilton) perché Vettel ha accusato problemi alla PU poco prima del Q3 e, non potendo prendere parte all’ultima sezione di qualifica, è costretto a partire dalla 10ª posizione (che diventerà 9ª grazie alla penalità di Magnussen).
Con la Mercedes che accusa problemi di riscaldamento ed è costretta ad diminuire la potenza e un Verstappen lontano oltre 14” dopo una partenza orribile, sembra che la prima vittoria in carriera Charles Leclerc sia più che in cassaforte, disponendo della macchina più veloce in gara assieme a quella del suo compagno che, però, è stato ulteriormente attardato da una sosta lentissima causa gomme uscite in ritardo dal box.
Nessuno poteva immaginare che una volta montate le gomme hard il pilota olandese avrebbe avuto un ritmo insostenibile per tutti, anche grazie al nullaosta degli ingegneri nipponici a correre il resto della gara con la PU Honda in modalità full Power.Una volta sbarazzatosi sia di Vettel che di Bottas, entrambi in crisi di gomme, Verstappen ha impiegato pochi giri a raggiungere il monegasco ed ingaggiare un duello fantastico con lui, durato per ben tre tornate e conclusosi con la ruotata del pilota Red Bull a quello Ferrari al tornante. Il monegasco, costretto ad andare fuori dalla pista, perde così la prima vittoria stagionale alla Rossa.Parte subito l’investigazione e in Ferrari, memori di quanto successo in Canada, auspicano una sanzione più che giusta stando al regolamento sportivo ma che, dopo ben tre ore e mezzo di riunioni con entrambi i piloti, non arriva. A differenza di Montreal, al Paul Ricard il regolamento non è stato applicato alla lettera. E questa è stata l’ennesima sconfitta per Binotto & co. sia sul lato sportivo che su quello politico in questo lunghissimo, intenso e orribile giugno dove c’è poco o niente da salvare se non i leggeri miglioramenti della vettura nelle curve lente. Monoposto che ora sembra essersi avvicinata sotto questo aspetto alla Mercedes.

Ora verrebbe da dire mese nuovo, vita nuova. Ferrari porterà un nuovo pacchetto di sviluppo a Silverstone che nei piani dei tecnici dovrebbe diminuire ulteriormente il gap dai tedeschi, ma a Maranello dovranno essere anche tempi di riflessione su un peso politico che è ai minimi storici e che ha fatto perdere tutte le battaglie, anche quelle che sembrano facili. Riflessioni necessarie anche a comprendere come sia stato possibile fallire la vittoria in ben 3 appuntamenti (Bahrain, Canada e Austria) che sembravano alla portata delle Rosse.Il percorso è ancora all’inizio e, per ora, non si riesce ad intravedere l’uscita.

Autore: Mattia Maestri – @mattiamaestri46
Foto: Ferrari F1

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