Le interviste del Froldi - In esclusiva per i lettori di F1 Analisi Tecnica: Luigi Perna “segreto”

In esclusiva per i lettori di F1 Analisi Tecnica: Luigi Perna “segreto”

Classe 1972, napoletano, laureato in Lettere Moderne, giovane kartista per i circuiti di tutta Italia, disegnatore provetto di “tutto ciò che aveva un motore” sin da ragazzo e pure premiato, super tifoso di Prost e Schumacher, nel posto giusto al momento giusto. 

Luigi Perna, giornalista sportivo fra i più apprezzati de “La Gazzetta dello Sport” è anche questo. Ma soprattutto (almeno per quel che mi riguarda): non se la tira affatto. Un giornalista che apprezzi subito per preparazione, sincerità ed umiltà.


Perna ha raccontato a FUNOANALISITECNICA, alcuni particolari inediti della sua vita.

Come mai sei diventato giornalista sportivo?
“Semplicemente perché sono riuscito a conciliare due passioni: la scrittura e lo sport; sono laureato in Lettere Moderne e mi è sempre piaciuto scrivere. Mentre studiavo spesso andavo presso le redazioni giornalistiche e mi occupavo di cronaca locale. Contemporaneamente ero appassionato di tutti gli sport che non fossero il calcio. Ho fatto la scuola di giornalismo ad Urbino ed uno stage alla Gazzetta. Mai avrei pensato che mi potessero tenere. E invece è successo: nel 2000 il giornale decideva di ampliare la sua redazione on line e così mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto; sono stato fortunato tenendo conto di quanto sia difficile, dove sono nato, riuscire a diventare professionisti”.
Di cosa ti sei occupato?
“Per 10 anni ho seguito il Ciclismo, uno Sport che non conoscevo, che ho imparato ad apprezzare e di cui sono diventato esperto. Ho fatto tanta esperienza ed ho seguito 7 Giri d’Italia e 4 Tour de France”.
C’è un però…
“La mia vera passione covava sotto la cenere, ed era comunque legata al mondo dei motori, e c’è una ragione che mi riporta all’origine della mia storia, prima che diventassi giornalista: ho sempre amato le automobili sin da piccolissimo. Ricordo di aver comprato il primo numero di Quattroruote a 10 anni, non mi interessavano Topolino e simili: solo quella rivista. Mi piacevano tantissimo le supercar stradali e le disegnavo di continuo…sognavo quelle automobili. Ero abbastanza bravo ed ho vinto alcuni concorsi nazionali anche prima di avere 13 anni…disegnavo qualsiasi cosa avesse un motore, andasse forte ed avesse uno stile”.

Sport praticato? 
“Ci arriviamo…poco più avanti la passione per il disegno ed i motori si è andata a congiungere con lo Sport perché ho cominciato anche a gareggiare. Ho spinto mio padre, inizialmente abbastanza scettico, ad acquistare il mio primo kart ed assieme abbiamo seguito questa mia passione. Abbiamo cominciato sui piccoli circuiti della Campania e poi abbiamo fatto sul serio nel Lazio ed in altre Regioni, sino a partecipare al campionato nazionale”.
Come te la cavavi?
“Come pilota era discreto ma anche lì conta il materiale, la forza economica; per me era un divertimento, qualcosa di lontano da quello che può essere il professionismo. Avendolo fatto sino a 22 anni, anche questo ha alimentato la passione per i motori. Quando nel 2012 ho avuto la possibilità di seguire la Formula Uno non ho avuto alcun dubbio".
Il pilota per cui ti batteva il cuore?
Schumacher! In realtà prima tifavo Prost; non so perché, ma nel duello Prost-Senna ero sempre dalla parte di Prost; avevo come la sensazione che fosse uno di quei grandi campioni che avevano costruito la loro forza sulla costanza, sulla preparazione, mentre Senna mi sembrava un extraterrestre baciato dalla grazia divina.

Insomma Senna era Achille, Prost invece Ettore.
Quando è arrivato Schumacher è stato, sin da subito, il mio idolo: ho avuto la percezione che ci fosse un nuovo grande talento che potesse battere il campione imbattibile, ecco perché mi sono appassionato a lui sin dai primi gran premi e vittorie. Un talento. Come oggi credo sia Verstappen".

La classica domanda, in conclusione, che non si può non fare ad un collega. Oltre a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, che consiglio daresti ad un giovane che volesse diventare un giornalista sportivo?
“L’unico consiglio che posso dare è: prepararsi, documentarsi, avere passione per ciò di cui ci si occupa, puntare all’eccellenza perché è chiaro che la selezione è diventata durissima; bisogna davvero elevarsi al di sopra della media per poter sperare in uno sbocco professionale. Purtroppo le prospettive attuali sono molto incerte. A questo va aggiunto anche il seguire determinati canali: le scuole di giornalismo, soprattutto se non si hanno grossi appoggi, possono essere un percorso che può dare delle chances.


Mariano Froldi

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