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Nico e il papa Celestino V°


Nico Rosberg, fresco campione del mondo di Formula 1, appende il casco al proverbiale chiodo e si ritira. Non è la prima volta che accade, ne sarà l’ultima. Tuttavia a questo giro ha un effetto straniante, vuoi perché agonisticamente parlando è ancora un pilota giovane, vuoi perché sarebbe stato stimolante vedere la “resa dei conti” fra i due galli nel pollaio, entrambi con l’alloro mondiale, nel 2017. 

D’altronde, sino ad oggi, Rosberg è stato il gregario, il secondo, il vice, il predestinato al secondo posto. Tuttavia ha colto l’occasione al volo di una stagione fra alti e bassi (comprese noie meccaniche) di Hamilton, ha buttato il cuore oltre l’ostacolo e si è detto: ora o mai più. Ed ha vinto, meritatamente, il titolo mondiale. Dante, nell’Antinferno, all’inizio del suo viaggio ultraterreno, trova un’accozzaglia di anime dannate, gli ignavi, puniti da Dio per non aver fatto scelte degne di tale nome (giuste o sbagliate che fossero), nella loro vita terrena. Fra di loro (celebri le terzine) “colui che fece per viltade il gran rifiuto” (dai più indicato in Pietro da Morrone, eremita eletto al soglio pontificio con il nome di Celestino V°, che dopo pochi mesi rinuncio al papato). Ecco, possiamo identificare Rosberg come colui che, pavido, sapendo in cuor suo che Hamilton a talento naturale gli è superiore, abbia deciso di evitare uno “scontro” che sarebbe stato probabilmente impari, una nuova umiliazione (come nel 2014 e nel 2015)? Può essere una lettura, e mai come in questi casi ci si divide e si hanno opinioni contrastanti.


La mia impressione è tuttavia, molto diversa. Con questo ritiro Rosberg ha preso su di se le stimmate del campione. Non esito a definirlo un gigante e vi spiego perché. Una regola “aurea” e valida ovunque esista una competizione, è quella del saper uscire di scena. Il momento giusto in cui chiudere la propria carriera è merce rara e preziosa. Ma se scelto bene “eterna” e nobilita. Il colpo di teatro che non ti aspetti, che sovverte per un attimo la vita quotidiana con il suo tram tram e di cui tutti parlano.

Prendiamo il grande Michael. Sette titoli, chiude, poi ci ripensa. Sappiamo tutti che i suoi anni in Mercedes non sono certo passati alla storia dell’automobilismo. Rosberg avrà pensato questa e tante altre cose. Ed avrà pensato, ne sono certo, soprattutta alla famiglia. Si sarà detto che forse era tempo di stare di più con i propri cari. Avrà pensato che il suo più grande sogno, diventare Campione del Mondo di Formula 1 si era realizzato. Che non aveva più niente da dimostrare. Che non gliene fregava più nulla di dover ogni giorno pensare al suo acerrimo rivale (in casa, tra l’altro). Si sarà detto ad un certo punto...sai cosa c’è, che mi voglio fermare, che non me ne frega più niente. Forse ci ripenserà, forse no. Ma, ora come ora, la sua scelta a me sembra un grande atto di coraggio. 

Il Direttore: Mariano Froldi

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