GP MESSICO: Editoriale di Mariano Froldi - FUNOANALISITECNICA F1ANALISITECNICA
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GP MESSICO: Editoriale di Mariano Froldi

Non chiamatela Formula 1, ma formula inutile.

Lo spettacolo cui abbiamo assistito ieri, in Messico, ha molto a che fare con il teatro dell’assurdo. E nulla con lo sport.

Ciò che, ancora adesso increduli, abbiamo visto, rappresenta la pietra tombale di questo ex sport.

La formula uno (meglio scriverlo in minuscolo), ha perso, ieri, quella poca credibilità di cui godeva e gode da qualche anno a questa parte.



D’ora in poi sarà lecito, più che mai, pensare (anche a chi aborre il complottismo),che tutto venga pilotato dall'alto.

Dire che è una farsa immonda sarebbe fare un oltraggio alle farse, che hanno una qualche utilità per marcare la differenza dalla realtà.

Ieri si è mostrato in tutta evidenza uno spettacolo inverecondo, non uno sport, in cui non vige alcuna certezza, se non quella del più forte politicamente; tale è infatti: coloro che dovrebbero valutare le norme (sempre più astruse), le applicano a sentimento e simpatia o antipatia; dove ti arriva un sacrosanto podio per una manovra ancora assurda del solito moccioso viziato, ti fanno festeggiare sul podio e poi te lo tolgono. Quasi a volerti ancora maggiormente umiliare. Hai fatto casino? E noi ti ridicolizziamo. E’ la forza bruta e stupida (perché danneggia il prezioso giocattolo del mondiale), di questo potere senza regole. Credo che a livello mondiale la fia (in minuscolo) abbia davvero fatto una pessima figura.

Riguardate il film…Arrivabene inneggiante Seb, con il suo casco fra le mani. Seb che festeggia raggiante sul podio. Fermi tutti. Siete su “Scherzi a parte”.

Abbiamo visto il peggio del peggio che ha cancellato l’unica cosa per cui vale la pena vedere le gare di formula uno (in minuscolo): la lotta serrata e corretta fra due o più piloti. Hanno castrato qualsiasi cosa e reso il tutto uno spettacolo di burocrazia e carte bollate. Ma c’è del metodo in questa follia. Facendo così hanno stabilito il massimo arbitrio, in federazione (in minuscolo), per fare ciò che più li aggrada. E’ un gioco di ricatti e do ut des che ormai è di solare evidenza. E il più pulito ha la rogna.

Alessandro Manzoni, da grande e puntuale storico (oltreché eccelso narratore), scelse il Seicento per ambientare i “Promessi Sposi”. Epoca in cui la nostra penisola era dominata dal potere rissoso e prepotente di pochi baroni feudali spagnoli che, per primi, non rispettavano le norme sempre più complicate che venivano emanate per limitarne lo strapotere. D'altronde si sa che troppe leggi sono nessuna legge, perché troverai sempre il cavillo per applicarle in modo a te confacente. Questa è la formula uno (in minuscolo) di oggi. Un guazzabuglio di regole astruse e assurde con interpretazioni altamente variabili che non seguono il buon senso ma la logica del più forte. Mercedes e Red Bull sopra tutti. Se ieri il pazzo Max avesse centrato la Mercedes di Rosberg, avremmo assistito ad una resa dei conti in pieno stile dentro il potere politico in Fia. E forse la cosa è solo rinviata. E’ accaduto alla Ferrari, la porcata si può fare. Perché la Ferrari non conta nulla. Non conta nulla per l’oggettiva pochezza tecnica e per l’oggettiva ininfluenza sui tavoli che contano. La Ferrari serve per il colore, null'altro
.
Queste sono le parole di un tifoso non della Ferrari, ma della FORMULA 1, quella vera, non questa farsa. Fossi in Todt, Ecclestone e in Mercedes (sono loro quelli maggiormente influenti), cercherei di capire che così non si può più andare avanti, e che siamo non alla frutta, ma in decomposizione. Fossi nel team dei bibitari, avrei un po’ di vergogna, anzi tanta, ma loro non sanno cosa siano onore e vergogna. Fossi in Ferrari, ma questa Ferrari non è LA Ferrari, farei un casino totale e minaccerei di tutto. Enzo Ferrari (spesso tirato in ballo per facezie), non l’avrebbe fatto passare liscio un affronto di questo genere. Auspico (ma ho seri dubbi), che un pò del suo spirito aleggi a Maranello e dia una svegliata. Il potere politico in questa formula dopata è tutto, ma senza Ferrari non si va da nessuna parte. Tirate fuori gli attributi se li avete. E’ una questione di principio. Ora o mai più.

Poiché credo che l’epilogo sarà scontato, vale a dire le solite frasi di circostanza (non sia mai che matrigna fia, in minuscolo, si arrabbi…vero Arrivabene e Marchionne?),

Pongo un quesito prima di tutto a me stesso, poi ai nostri lettori. Ha senso seguire questo ex sport? Abbiamo un unico strumento, il telecomando…

Cristiano Sponton

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