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I PENSIERI DEL GUG: 21 anni dopo - punto e a capo

Dopo 9 lunghi mesi di sonno profondo, Jules ha deciso di lasciarci, ma non in un giorno qualunque, il venerdì 17 Luglio, come quel 17 che portava sulle vetture da lui guidate in carriera. E pochissime ore fa a Nizza si sono svolti i funerali, sotto l'occhio di numerosi amici, familiari nonché piloti di F1 e non. Avevamo fin da sabato questa lettera dell'amico Gug, ma abbiamo preferito, di nostra spontanea volontà, lasciar passare i giorni più dolorosi, i giorni più tristi. Ora pensiamo sia arrivato il momento di pubblicare. Buona lettura.

"Un sabato mattina come tanti. Mi sveglio, accendo il telefono, guardo le mail e le ultime notizie dagli amici e dal mondo. E su Twitter ogni 3 tweet 2 danno la stessa notizia. Jules non ce l’ha fatta. Ti passano per la testa un’infinità di sensazioni, alla velocità della luce: sconforto, rabbia, incredulità. Poi la mia testa si ferma su un’altra data. 1 maggio 1994. Si disse “mai più una cosa del genere”. Quelle dovevano essere le ultime morti di piloti in Formula 1. Da quel giorno furono stravolte monoposto e piste in nome della sicurezza. Ed invece, tutto d’un colpo, la Formula 1 si riscopre essere “mortale”. Allora inizio a pensare “a cosa è servito quell'assurdo weekend di 21 anni fa?”. A poco, sembra.

E oggi come allora nessuno ha colpe. “Fatalità” qualcuno ha detto. Come riporta Autosprint nell'edizione odierna, la Fia ha svolto un'analisi approfondita del caso stabilendo che non ci siano stati errori procedurali durante le fasi concitate del Gp di Suzuka. Le colpe sono ricadute esclusivamente sul pilota in quanto, con doppie bandiere gialle, andava ad una velocità troppo elevata. 


Può darsi. Ma bandiere gialle, doppie, triple o quadruple che fossero, molto probabilmente non erano una misura sufficiente per la situazione in pista in quel momento. Temporale, pista quasi impraticabile e, soprattutto, una gru in una via di fuga. Basta anche solo guardarla quella gru, la cui conformazione telaistica era prevedibilmente pericolosa in caso di impatto con una Formula 1. Serviva una Safety Car.

Se è stato il pilota a correre troppo in quel tratto della pista perché cambiare dal GP successivo le regole?

Resterà anche la rabbia per aver perso non solo un ragazzo di 26 anni, ma anche per aver perso una promessa della Ferrari Driver Academy e della Formula 1 in generale. Chissà, se quella domenica fosse uscito con le sue braccia dalla monoposto, ora staremmo parlando di un pilota Sauber con già un volante Ferrari “promesso” per il 2016 o il 2017. Ed invece siamo a piangerlo.

Per tutti resterà per sempre nella mente la sua leggendaria impresa di Monaco 2014. Marussia a punti. E senza quel nono posto, forse non avremmo oggi la Manor-Marussia, che è riuscita a restare in vita soprattutto grazie ai soldi guadagnati come premio per quei due preziosissimi punti guadagnati nel mondiale costruttori 2014.

Ciao Jules, salutaci Ayrton e digli che ci dispiace se 21 anni dopo siamo tornati al punto di partenza."

Cristiano Sponton

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