I PENSIERI DEI LETTORI: il mio 1° Maggio 1994 - FUNOANALISITECNICA F1ANALISITECNICA
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I PENSIERI DEI LETTORI: il mio 1° Maggio 1994

C'è poco da fare, ogni anno è sempre la stessa storia, come ogni primo maggio ti svegli, fai colazione, ti prepari lo zaino per il classico picnic con gli amici, metti in carica lo smartphone sperando che la batteria regga per tutta la giornata, poi ad un tratto la mente ti riporta indietro nel tempo, ti riporta a quel primo maggio del 1994. 

Quella maledetta domenica, di quel stramaledetto weekend del Gran Premio di San Marino a Imola, dove persero la vita Roland Ratzenberger in qualifica al sabato e Aryton Senna in gara la domenica.


Ricordo perfettamente quel primo maggio: ero un bambino di soli 5 anni che con la famiglia doveva andare a fare la classica scampagnata a casa di parenti in campagna. Si, ma la Formula 1 andava vista in diretta, e allora mini TV portatile collegata all'accendisigari della macchina, antenna della TV allungata e volume al massimo. Ridete, ridete pure nativi digitali, nati con lo smartphone in mano, lo so era roba da paleolitico, ma ventuno anni fa la tecnologia era quella che era! Ma quello non era un Gran Premio come tutti gli altri, troppo forte era stato lo shock, del giorno prima, quella Simtek che si distruggeva in mille pezzi alla curva Villeneuve, era rimasta impresa nella mente; la notizia della morte del povero Roland era un macigno che tormentava i pensieri anche di un bambino, che incominciava a chiedersi se quello sport di cui era innamorato, era qualcosa di sano, di giusto o era solo una follia. 

Il GP inizia, alla partenza, ancora paura, panico, e quella speranza primaria che nessuno si faccia male, messa ancora una volta a repentaglio. Entra ai box la Safety Car, si ricomincia a correre ma nel corso del settimo giro alla curva Tamburello, la Williams di Senna va a sbattere contro il muro, l'impatto non è devastante come quello di Roland, ma il terrore che la scena vista poco meno di 24 ore prima si possa ripetere, inizia a togliermi il fiato. Poi il cenno del capo del campionissimo, che per un attimo ri-alimenta la speranza che non sia successo nulla di grave. Ma “the magic” continua ad non uscire da quella vettura, nello sguardo delle persone intorno a me, inizia a diffondersi quel senso di incredulità, di sconforto, di convinzione che forse quel tragico destino abbia voluto il bis. 

Sono minuti, di terrore, di paura, ma proprio in quei tragici minuti capisci che Senna dalla gente non viene considerato solo come un grande pilota, non puoi essere solo un grande pilota, se tutti si fermano a cercare di capire quello che sia successo. Se tutti incominciano a mistificare la realtà, cercando in ogni singolo frame di quel replay, la prova che possa dimostrare lo scampato pericolo per il brasiliano, scene che secondo me il nostro cervello elabora solo quando le emozioni che provengono dal cuore sono più forti di tutto. E di emozioni Senna nella sua carriera, ne aveva regalate a quantità industriale, alcune indimenticabili anche per chi non seguiva la Formula 1 con costanza. E deve essere proprio questo a renderlo superiore a tutti e a tutto, agli avversari in pista e in quei minuti nei quali veniva trasportato con l'elicottero all'ospedale, persino superiore al suo tragico destino. Il pomeriggio passa, nell'attesa delle notizie dall'ospedale Maggiore di Bologna, la corsa in pista non interessa a nessuno, interessano solo le notizie che incominciano ad arrivare, notizie che sono come un vento che prova a spegnere il lume della speranza. 

La speranza si spegne alle 18.40 quando viene resa nota la morte del più grande pilota della storia di questo sport. Le lacrime che incominciano a scendere sui volti, di bambini, uomini e donne, sono la dimostrazione che ad andarsene non era uno qualunque, ma un GRANDE. 

Quel drammatico giorno per un bambino di appena 5 anni, non poteva rappresenta la fine di un Campione; il muro della Tamburello non è il luogo della fine di Senna, è il luogo dove muore l'immenso pilota Ayrton e nasce il mito Senna. Sembra assurdo, ma se ci pensiamo è cosi. Senza il 1 Maggio 1994 molti ragazzi che non erano neanche nati, saprebbero solo sommariamente chi era Ayrton Senna, alcuni non si sarebbero posti la domanda, chi era Ayrton? Quali imprese ha fatto? Invece molti sono partiti da quell'orribile giorno che ha "tracciato" il cuore di molte persone, consapevoli del fatto che se un campione dello Sport lascia un vuoto cosi grande nel cuore della gente, vuol dire che è stato in grado di leggende mozzafiato, che devono essere studiate, che devono essere riviste, che devono rivivere nel cuore e nelle teste di tutti noi appassionati di F1. In molti lo hanno fatto, in molti lo faranno, come se Senna continuasse a correre, come se le sfide con Prost fossero l'attualità, come se il mega primo giro di Donington 1993 fosse accaduto ieri. Dopo aver letto e visto tanto ma sempre con la convinzione di non aver visto troppo su Ayrton, è giusto leggere anche di Roland, capire chi era quell'austriaco sempre sorridente, quel ragazzo inguaribile sognatore che aveva appena realizzato il sogno che accomuna tutti quelli che sono innamorati di questo sport, quello di correre in Formula 1.

E alla fine forse la risposta alla domanda che mi ponevo a soli 5 anni è questo: "E' giusto uno Sport che può portare alla morte? La risposta sta proprio in quel sorriso di Roland. I sogni anche se pericolosi, sono il motore della nostra esistenza."

Magaddino Francesco - In Twitter @Franck8819

Piergiuseppe Donadoni

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1 commenti :

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1 maggio 2015 23:35 delete

Non sono sicuro che per Senna l'ambiente della f1 fosse un sogno, dal momento che non furono poche le voci di un suo presunto ritiro. Credo che continuò a correre per pura passione per lo sport, ma anche e soprattutto per poter aiutare la gente bisognosa che non aveva le stesse sue opportunità, gente che aiutò tramite numerose donazioni, che tenne sempre segrete e che furono rivelate dalla sorella dopo la sua morte.

Il mondo pianse Senna specialmente per il suo lato umano. E forse questo sport era troppo abituato a considerare i suoi piloti delle "macchine da guerra" piuttosto che degli eroi capaci di grandi gesta anche fuori dalla pista, eroi dal valore inestimabile, così inestimabile che la sicurezza non poteva non venire al primo posto.
Senna aveva un gran rispetto della vita, e lo dimostrò nel mettere a repentaglio la sua per salvare il pilota francese Erik Comas.
Se la F1 non avesse perso Senna probabilmente non ci sarebbero stati tutti quei progressi nella sicurezza. Il suo incidente per una serie di ragioni può essere considerato un "segno del destino".
Il destino volle che Ayrton morisse proprio il primo maggio, festa del lavoratore, ed il mio pensiero va a tutti quegli eroi meno famosi che muoiono sul lavoro ogni giorno, perché non adeguatamente tutelati.

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